Scheda Codice Completa

Malatestiana S.XI.5

Descrizione Esterna
FondoMalatestiana
SegnaturaS.XI.5
Datazione1301-1350 Sec. XIV prima metà
Luogo
Composizione MaterialeUnitario
Tipo Supportomembranaceo
CarteIII,133,III
Numerazione

cartulazione coeva in rosso in cifre arabe

Carte PalinsesteNo
Fascicolazione

I12(1-12), II12(13-24), III12(25-36), IV12(27-48), V12(49-60), VI12(61-72), VII12(73-84), VIII12(85-96), IX12(97-108), X12(109-120), XI12(121-132), 133

Inizio FascicoloLato carne
Regola di GregorySi
Formato Fascicolo
Fascicolo Prevalentesesterno
Filigrana
Spessore Medio Bifolii
Coeff. di Variazione Medio
Segnatura Fascicolinumerica
Foratura
Tecnica di Rigaturaa secco
Strumento di Rigatura
Dimensione
  • 450 x 282 = 39 [330] 81 x 39 [(91) 15 (89)] 48; rr. 84 / ll. 83
    Carta: 71r Inizio: Sotto la prima riga. Note:
Tipo Richiamoorizzontale decorato
Peciae
Copista
Sottoscrizione Datazione
Manipiù
La scrittura è una littera textualis di due mani: la prima giunge a metà di c. 99vB, la seconda  completa il resto del codice (Anderson 1995, p. 265)[1]. Il primo copista è lo stesso del Vat. lat. 1960. Lungo i margini vi è una fitta concordanza costituita da una serie di numeri, stesa dagli stessi copisti. Vi sono numerose note marginali di diverse mani, sia coeve sia posteriori, riconducibili ad ambienti francescani napoletani della prima metà del Trecento. Alcune glosse sono probabilmente da attribuire alla mano dello stesso Paolino


[1]A noi pare in realtà di individuare una terza mano a partire da c. 117vB.
Notazione Musicale
Miniatore
Decorazione

Il codice presenta un ricco apparato iconografico, costituito da 145 scene numerate in cifre romane e disposte lungo gli ampi margini inferiori (alle cc. 1r/v, 2r, 3r/v, 4r, 5v, 6r, 8v, 10r, 11r/v, 12r/v, 13r/v, 15r, 16v, 18r, 19r/v, 20v, 21r/v, 22r, 24r, 28v, 29r, 30r, 31v, 32r/v, 33r/v, 34r, 36r, 37r/v, 38r, 39r/v, 40v, 41r, 42r/v, 43v, 44r, 45r, 48r/v, 50r, 51v, 53r/v, 54v, 55r/v, 58r, 59r/v, 60r, 61r/v, 62r, 69r/v, 70r/v, 71r/v, 72r, 73v, 75v, 77r, 78v, 79r/v, 80v, 81r/v, 82r/v, 83v, 85v, 87v, 90r/v, 91r/v, 92r/v, 93r/v, 94r/v, 99r, 103v, 104r/v, 105r/v, 106r/v, 107r). Tale apparato aveva una funzione didattica, che ben si ricollega alla formazione del predicatore francescano Paolino, soddisfacendo nel contempo il gusto di un committente nobile quale fu probabilmente colui che commissionò il manoscritto. Le scene sono organizzate in due grandi cicli tematici: uno pre-cristiano, dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso alla battaglia tra Ottaviano e Augusto (nn. 1- 61), l’altro evangelico, dall’annuncio fatto a Zaccaria della nascita del figlio Giovanni Battista alla Crocifissione di Gesù (nn. 62-145). L’illustrazione del manoscritto va ricondotta allo stesso atelier napoletano che produsse negli anni ’30 del XIV secolo altri due testimoni della Satyrica historia, il Vat. lat. 1960 e il Laurenziano Plut. XXI sin. 1 (Degenhart – Schmitt 1973, p. 26). In particolare, le cc. 1r-61r sono state decorate dallo stesso illustratore del codice fiorentino; da c. 61v ne interviene un secondo, meno talentuoso. Le scene giungono a c. 107r: un confronto col manoscritto vaticano permette di stabilire che l’iconografia dell’esemplare cesenate è incompiuta e non soltanto mutila, in quanto la narrazione degli episodi prosegue anche laddove le illustrazioni mancano (Heullant-Donat 1993, p. 278).

 Iniziali toccate di rosso; rubriche; parole sottolineate in rosso; belle iniziali campite e filigranate in vari colori (blu, rosso, verde e rosa) con protomi fitomorfe all’inizio di ogni capitolo; spazi riservati.

Legatura

La legatura misura mm 475 ´305. Si tratta di un rifacimento novecentesco eseguito da Dante Gozzi (sul piatto anteriore si legge infatti “Gozzi, Modena”). Le assi sono in legno rivestite di cuoio marrone con impressioni a secco, cornici nastriformi e fiori stilizzati; la decorazione della coperta presenta inoltre 5 borchie quadrilobate per piatto. La catena originale pende dal piatto posteriore. Il codice è stato restaurato nel 1980 dal Laboratorio della Badia del Monte di Cesena, come risulta anche dall’etichetta incollata sulla controguardia posteriore, ma precedentemente su di esso erano già intervenuti il cosiddetto “restauratore A” (post 1682) e Gozzi nel 1929. La prima e l’ultima carta di guardia sono state apposte durante il restauro più recente. Le carte di guardia antiche sono in pergamena: delle due anteriori, la prima è in realtà la ex controguardia, la seconda è contemporanea alla legatura precedente quella malatestiana. Le guardie posteriori sono state apposte da “A”, infatti mostrano tracce di tannino, lasciato dai fermagli che vennero applicati da quel restauratore. Le carte dell’ultimo fascicolo sono state integrate perché molto lacunose lungo i margini. I capitelli sono stati rifatti.

Frammenti
Committenti
Possessori
Storia del Codice

La c. III è costituita dalla saldatura di due documenti notarili trecenteschi mutili, uno dei quali reca l’indicazione Cesena 1385. Il documento a destra si conclude con la sottoscrizione di un notaio (Et ego Francischus filius condam ser Fusti de Bartholomei de Cesena imperiali auctoritate notarius publicus ... scripsi) e il relativo signum tabellionum. Sopra la sottoscrizione si leggono le note Die XXIIa Iulii 1428 e Rex Robertus hunc librum compilavit et multe ex glosis sunt eius manu scripte. Sulla base di quest’ultima nota, di mano quattrocentesca libraria, Zazzeri concluse che il codice era appartenuto a re Roberto di Napoli (1309-1343) e che a lui si dovessero attribuire molte glosse (Sui codici e libri a stampa, p. 346). Più recentemente Anderson ha rilevato che le mani dei postillatori sono essenzialmente due: di queste, nessuna sembra effettivamente ascrivibile a re Roberto, anche se l’attribuzione non è possibile su base paleografica - dal momento che non ci è pervenuto alcun esempio accertato della scrittura del monarca – bensì in considerazione del contenuto. Il primo gruppo di glosse, vergato in una scrittura semi-corsiva, sembra riportare degli appunti per sermoni difficilmente attribuibili a un re. Il secondo gruppo, in gotica libraria, spesso costituito da vere e proprie aggiunte al testo più che da commenti, è probabilmente dovuto ad una elaborazione sistematica dello stesso autore della Satyrica historia ed esse si ritrovano in alcuni casi identiche negli altri due testimoni di origine napoletana (il Vaticano e il Laurenziano). Il confronto paleografico con la scrittura di Paolino è in questo caso possibile con il codice marciano Z.399, riconosciuto da Degenhart e Schmitt come in parte suo autografo. Un legame con re Roberto è comunque offerto da una nota presente nel manoscritto Bamberg, Staatsbibliothek Hist. 4, 2 che fa forse riferimento al codice cesenate laddove, parlando dei testimoni della Satyrica historia, dice: Quatuor enim libri reperiuntur. Iste. Alium habet Commune Veneciarum et tercium habuit rex Robertus per quem librum omnibus ambaxiatoribus dicebat condiciones terrarum et regionum earum ac si ibi stetisset unde de eius sapientia merito mirabantur. Quartum librum habet ecclesia Pragensis (c. 43v). Non è escluso che il re possedesse effettivamente una copia della cronaca e che magari ne influenzasse addirittura la composizione (Anderson 1995, pp. 270-271).

 Il codice cesenate è senza dubbio posteriore al Vat. lat. 1960, in quanto incorpora nel testo (c. 114r) un passo che lì è scritto nel margine di c. 158r (Consecravit autem Petrus in itinera beatum Celsum episcopum Putheolis...) e che è stato sicuramente aggiunto da un vescovo di Pozzuoli, con ogni probabilità Paolino (nominato vescovo nel 1324, ma trasferitosi nella diocesi campana solo nel 1326, dove rimase fino alla morte nel 1344).

 Una glossa riguardante la nascita di Maria comincia sul margine destro di c. 47r per terminare poi lungo il margine inferiore di c. 46v con le seguenti parole: Alia verba Iacobi Iuliani Placentini ordinis minorum et sacre pagine professoris. Anno domini 1389. 19a die Iulii. Cesene. Questo dimostra che il codice, prodotto in ambiente napoletano, giunse a Cesena in ambiente francescano non più tardi dell’ultimo decennio del Trecento.

A c. IIv si legge: IIa Fila, XI° Pluteo, V° in ordine. di mano del bibliotecario Serafino Zanotti (1798-1804)

Note Postille
Note
Descrizione Interna
CarteDesc Int
1rA-133vBPaolino Veneto, Satyrica historia (1rA-133vB)
Inc. In principio sunt due XII de Dei nomine laudare nos (1rA-1rA)
Expl. duodecima particula victoria Constantini contra Maxentium per signum crucis. (133vB-133vB)
1rA-1rAPaolino Veneto, Prologus (1rA-1rA)
Rubr. Prologus in satyricam gestarum rerum atque regum regnorum et summorum Pontificum ystoriam a mundi creatione usque in Henricum VIIum Romanorum augustum (1rA-1rA)
Inc. Interroga de diebus antiquis qui fuerunt ante te ex die quo creavit Deus hominem (1rA-1rA)
Expl. facile possunt memorie commendare, hoc opus breviandi causa suscepimus. (1rA-1rA)