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Descrizione Esterna
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| Fondo | Malatestiana | | Segnatura | D.XXVII.1 | | Datazione | 1251-1350 Sec. XIII prima metà-XIV seconda metà | | Luogo | | | Composizione Materiale | Unitario | | Tipo Supporto | membranaceo | | Carte | II,547 | | Numerazione |
Cartulazione in numeri arabi moderna tracciata a matita nell'angolo superiore destro del recto delle carte. Bianche le cc. 15r-v, 16r-v, 201v, 273r-v, 546r-v, 547r-v.
| | Carte Palinseste | No | | Fascicolazione |
I-III8 (cc. 1-24), IV10 (cc. 25-34), V-XLIV8 (cc. 35-354), XLV6 (cc. 355-360), XLVI-LXVIII8 (cc. 361-544), cc. 545-547 sciolte, tutte mancanti della solidale e cucite tramite brachetta
| | Inizio Fascicolo | Lato carne | | Regola di Gregory | Si | | Formato Fascicolo | | | Fascicolo Prevalente | quaterno | | Filigrana | | | Spessore Medio Bifolii | | | Coeff. di Variazione Medio | | | Segnatura Fascicoli | alfabetica | | Foratura | visibile in molte carte lungo il margine laterale esterno, i fori di forma puntiforme suggeriscono una sua realizzazione a compasso. | | Tecnica di Rigatura | a secco | | Strumento di Rigatura | | | Dimensione | - 304 × 206 = 39 [200] 65 × 29 [124] 53, rr. 36 / ll. 36
Carta: 122r Inizio: Sopra la prima riga. Note:
| | Tipo Richiamo |
| | Peciae | | | Copista | | | Sottoscrizione Datazione | | | Mani | una
scrittura di una sola mano in minuscola arcaizzante; mantiene un modulo omogeneo sia nelle singole lettere che nelle legature
| | Notazione Musicale | | | Miniatore | | | Decorazione |
Il codice risulta sobriamente decorato. L’iniziale di ogni testo è ornata ed eseguita in inchiostro rosso. Sono presenti rubriche. I vari testi risultano, talvolta, divisi da una barra rossa. A c. 1r il titolo rubricato è contenuta da una semplice cornice rossa.
A c. 17r nel margine superiore è presente un fregio in inchiostro marrone chiaro, che sembrerebbe da non ricondurre alla decorazione originaria ed invece da collegare, almeno per la marcata somiglianza dell’inchiostro, alla nota apposta a c. 16v, datata al 1426.
Notevole la presenza a c. Iv di una croce patriarcale fornita di pradella, eseguita a penna in inchiostro bruno e colorata in giallo, rosa e marrone, con un motivo a intreccio, realizzata su carta, ritagliata e incollata sulla pergamena. Altezza mm 127, lunghezza braccio superiore mm 145, mediano mm 150, inferiore mm 122. Sulla pergamena a ornamentazione della croce troviamo diversi elementi: una colomba, rappresentante lo Spirito Santo, è posta sopra la croce; dall'incrocio tra l'asta verticale e il braccio mediano della croce si dipartono, nella parte superiore, due tralci vegetali, probabilmente un esito particolare dello schema «leaved cross»; questi sono sovrastati da due aste, difformi tra loro, che terminano con una punta, forse alludenti a simboli della passione, quali la doppia lancia o la lancia e la canna. Intorno alla croce si trovano, tracciate in inchiostro nero, delle lettere maiuscole, che rimandano al modello delle «croix à cryptogrammes». A ridosso dei crittogrammi si legge un testo in minuscola, tratto con piccole difformità, dal vespro della domenica di Pentecoste.
I tre tagli del codice sono decorati ciascuno con un doppio cerchio a inchiostro bruno, che reca all'interno delle scritte in greco: il nome dell'autore ΔΗΜΟΣΘΕΝΗΣ sul taglio di piede, il nome ΔΟΥΚΑΣ sul taglio di testa e il nome Ο ΓΑΛΕΩΤΙΟΣ sul taglio davanti; i nomi Doukas e Galeotios, entrambi possessori del codice, sembrano essere di mani diverse, mentre i cerchi sono simili.
A c. 547r in inchiostro rosso è disegnato un uccello e, più piccolo, ai suoi piedi, in inchiostro bruno, un altro animale simile a un coniglio.
| | Legatura |
di origine probabilmente costantinopolitana. Le assi in legno, mm 308 × 189, presentano la caratteristica scanalatura di sezione triangolare sui tre labbri esterni e un'accentuata smussatura sul labbro interno. Il sistema adottato per l'aggancio delle assi sul corpo del volume non è osservabile. Coperta in pelle marrone, decorata a secco; i due piatti della legatura sono decorati secondo lo stesso schema, secondo la tipologia bizantina. Esternamente una doppia cornice formata da triplici filetti circonda il campo centrale. Esso viene diviso in quattro rettangoli con le loro diagonali, risultanti da una croce e una croce di S. Andrea sovrapposte, ottenute con triplici filetti. Nel piatto anteriore la cornice esterna è composta da due ferri rettangolari con motivi fitomorfi impressi ripetutamente. Nella cornice esterna del piatto posteriore, invece, sono impressi due ferri singoli alternati, uno rotondo raffigurante un uccello, e un altro a cerchi concentrici. Gli spazi vuoti dei triangoli centrali dei due piatti sono decorati con ferri singoli. Sui due piatti della legatura sono presenti in tutto 8 ferri con motivi differenti. Sono presenti vari elementi metallici: fermagli, borchie, lacci, bindelle; il codice inizialmente era munito di quattro fermagli: due posti in prossimità del taglio davanti, uno in testa e uno al piede del volume. Dei fermagli di testa e di piede rimangono soltanto i tre fori utilizzati per fissare le bindelle dei nuovi fermagli (che sono eseguiti ad imitazione di quelli bizantini) con le parti metalliche (puntali e tenoni) probabilmente originali. Sulla guardia posteriore rimangono impresse le tracce delle estremità delle bindelle antecedenti, che erano integre e non tagliate. Sul piatto anteriore sono presenti 4 borchie angolari a forma di mandorla (mm 33 × 20) e una centrale a forma di fiore (diametro mm 21). Sul piatto posteriore sono presenti 4 borchie angolari a forma di giglio (mm 30 × 20) e una centrale a forma di fiore, identica a quella del piatto anteriore, ma notevolmente consumata (diametro mm 16). Il volume ha la catena, fissata con chiodi in ferro e una borchia che ha la forma di un quadrifoglio, nello spessore del piatto posteriore, in prossimità del taglio del piede. Sul piatto anteriore si trovano sei chiodi di bronzo che servivano per fissare la targhetta con il titolo del manoscritto, oggi scomparsa. La legatura è stata restaurata, più volte, subendo interventi non radicali che hanno interessato il dorso, la cucitura, i capitelli e i fermagli, senza peraltro alterare la sua fisionomia. La cucitura è irregolare, in quanto i primi e gli ultimi fascicoli sono cuciti su 7 tracce grecate, mentre il resto dei fascicoli del codice è cucito su 4 tracce grecate. Probabilmente queste ultime tracce sono originali, mentre le altre sono state praticate successivamente. Il filo della cucitura dei primi e degli ultimi fascicoli è diverso da quello utilizzato per la cucitura del resto del volume. Anche l'esame dei nodi, realizzati per unire le diverse gugliate del filo di cucitura, indica un'irregolarità notevole soprattutto nei fascicoli della seconda metà del codice. I capitelli attuali, non originali, sono diversi fra loro (sono stati dunque eseguiti in tempi differenti durante interventi di restauro). Il capitello di piede, risalente all'intervento più antico, è cucito a mano con fili colorati (giallo, verde, rosso) ed è abbastanza rovinato. Si estende soltanto al dorso e non si prolunga sulle due assi, come di norma avviene per i capitelli di fattura bizantina. Il capitello di testa, di recente manifattura, è cucito a macchina e semplicemente incollato sul dorso, le cuffie realizzate in pelle nuova non hanno mantenuto l'aspetto originale.
| | Frammenti | | | Committenti | | | Possessori | Malatesta Novello Malatesti | | Storia del Codice |
Antiche segnature: sulle controguardie anteriore e posteriore due tasselli cartacei con la dicitura BIBLIOTECA MALATESTIANA posta in alto riportano l’attuale segnatura D / XXVIII / 1 scritta a penna; a c. Ir in inchiostro bruno Ia. Fila / XXVII°. Pluteo / I°. in ordine, di mano del bibliotecario Serafino Zanotti (1798-1804). A c. IIr nella parte superiore della carta, sotto la nota di Niccolò Martinozzi si legge .L., forse un antica segnatura.
A c. IIr una è presente una nota di Niccolò Martinozzi, cancelliere di Malatesta Novello, signore di Cesena, che ci testimonia come il codice arrivò in Italia: 1431 a Nativitate die XVI februarii Indictione VIIII / Hic liber Demosthenis emptus fuit per me [Nicolaum de Marctinos de Fano] in / Costantinopoli a Johanne Galiocti olim Januese et nunc cive d(i)c(t)i loci iperpiris 21 / .κα., quos eidem dedi et numeravi pr(aesen)tib(us) Ser (?) Toma Beneuento Veneto et / sutore. Il codice fu probabilmente acquistato da Malatesta Novello, signore di Cesena, per la sua Libraria Domini.
A c. IIv in alto a sinistra è presente una nota erasa, che è possibile però ancora decifrare. Essa è riportata a c. 16v, ma a causa della rasura risulta difficile stabilire se dalla stessa mano, con minime variazioni, in essa l'anonimo possessore del codice annota di aver iniziato lo studio di Demostene sotto la guida del diacono Leone Atrapes martedì 5 marzo 1426 all'ora terza.
A c. Ir è presente una nota in greco che fornisce notizie codicologiche sul manoscritto, scritta in inchiostro bruno, con una scrittura corsiva non particolarmente elegante, a cui si possono attribuire varie note e scolii presenti nel codice.
| | Note Postille | | | Note |
Lungo il taglio laterale del codice sporgono in maniera appena percettibile dei segnalibri fissi, onglets, in pelle colorata alternativamente in rosso porpora e giallo. Di dimensioni variabili, sono posti in corrispondenza dell'inizio dei logoi demostenici, ma solo nelle cc. da 92 a 451. Il loro posizionamento crea, a codice chiuso, una sorta di V sul taglio laterale. Sono presenti alle cc. 92 (giallo), 172 (giallo), 202 (rosso), 242 (rosso), 288 (rosso), 357 (rosso), 368 (giallo), 383 (rosso), 393 (giallo), 404 (rosso), 410 (giallo), 432 (giallo), 451 (rosso).
A c. IIv in alto a sinistra, in una grafia di piccolo modulo, sono elencati i mesi attici accompagnati dai loro equivalenti romani.
A c. 408v sulle rr. 7-25 sono state tracciate delle linee in inchiostro nero, a cancellare (?) parte del testo.
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Descrizione Interna
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| Carte | Desc Int |
| 1r-4r | Vita di Demostene (1r-4r) |
| 4r-14v | Libanio, Argumenta orationum Demosthenicarum (4r-14v) |
| 17r-544v | Demostene, Orationes (17r-544v) |
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